Premio Manzoni 2017, i finalisti

09
Ott, 2017
Premio Manzoni 2017, i finalisti

Premio Manzoni, i finalisti del premio letterario

Dopo la scelta della giuria tecnica, è la volta della giuria popolare.

I finalisti della tredicesima edizione del Premio Letterario Manzoni – Città di Lecco al Romanzo Storico, “Stirpe selvaggia” di Eraldo Baldini edito da Einaudi, “Teorema dell’incompletezza” di Valerio Callieri, Feltrinelli e “La malinconia dei Crusich” edito da Bompiani e di  Gianfranco Calligarich, sono stati giudicati dalla Giuria popolare che domani consegnerà il proprio giudizio finale.

Aspettiamo trepidanti in attesa della premiazione, che si svolgerà sabato 28 ottobre presso la Casa dell’Economia di Lecco.

I FINALISTI

“Stirpe selvaggia” di E. Baldini
San Sebastiano in Alpe, paese dell’Appennino romagnolo, 1906. Quando il Wild West Show fa tappa a Ravenna, la madre di Amerigo decide di portare il figlio a conoscere suo padre. Buffalo Bill però non accetta di incontrarlo e questo rifiuto spinge il già inquieto Amerigo a schierarsi per sempre “dalla parte degli indiani”. Con Mariano e Rachele si dipinge il viso, e scorrazzando per i boschi sogna di fare la rivoluzione. Ma la Storia divide le strade di questi amici inseparabili, travolti dalle burrasche del Novecento: le lotte di classe, il fascismo, le guerre mondiali. Con grande potenza evocativa, Baldini mette in scena un protagonista struggente come un eroe
romantico, eppure modernissimo. Diviso, come ognuno di noi, tra l’affermazione di sé e la rinuncia, tra la solitudine e il bisogno d’amore.

“Teorema dell’incompletezza”, V. Callieri
Roma, Due fratelli, divisi dalla vita e dall’orientamento politico, superano le rispettive divergenze per indagare sulla morte del padre, un ex operaio Fiat ucciso alcuni anni prima nel suo bar di Centocelle. Il fratello minore (che funge da narratore) ha rivenuto una cornice, appartenuta al defunto padre, sul cui retro è incisa una dedica cifrata da parte di una certa Clelia. Per far luce sul mistero avrà bisogno di ricucire i rapporti con il fratello maggiore, un poliziotto che negli anni ha raccolto le prove sulla militanza del padre nei gruppi di lotta armata. Continuamente sospeso tra passato e presente, si arriva a una verità che affonda le radici nei decenni dell’Italia della contestazione e del terrorismo brigatista. (Wikipedia)

“La malinconia dei Crusich”, G. Calligarich
Quella dei Crusich è la storia vera di una numerosa famiglia vissuta lungo l’intero arco del secolo scorso con due guerre mondiali, rivoluzioni, guerre civili e altri sconvolgenti avvenimenti sotto i cicli della luna a fare puntuale compagnia alla terra ruotante solitaria nell’universo. Tutti i Crusich vivono nell’ombra di una tenace malinconia, una sorta di ineluttabile preventiva nostalgia della vita che rende le loro esistenze particolarmente avventurose e intense. Ombra che spinge il capostipite a navigare per i mari nella vana ricerca di un introvabile altrove per approdare all’inizio del Novecento a Cofù, dove metterà al mondo sei figli. Li seguiremo, soli o con le famiglie, in Italia durante l’acclamata nascita del fascismo, in Africa durante la fondazione di un breve e fragile Impero, in storiche battaglie su aspre montagne abissine, in campi di concentramento per lunghe prigionie sotto il sole dei deserti egiziani. E poi di nuovo in Italia, a Milano, durante la faticosa ricostruzione della città uscita dalle macerie del secondo Grande Massacro Mondiale, a Roma nei movimentati, futili anni della Dolce Vita, in Sudamerica in cerca di vagheggiate fortune. Fino all’ultimo dei Crusich che si imbarcherà a sua volta per una navigazione solitaria lungo le coste della terraferma, i soli luoghi dove forse poter trovare, protetti dal mare e dalla luna, la perduta bellezza del mondo. Una storia di padri e figli che è insieme un’epica saga familiare e un romanzo storico del nostro tempo.

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